Il VOLO puo' assumere significati diversi: Peter Pan, di J.M. Barrieè il simbolo del bambino che vuole fermare il tempo, che vuole rimanere eternamente fanciullo. Per Peter Pan VOLARE è l'espressione del desiderio che oltrepassa ogni limite, la possibilità di essere libero e senza alcun laccio o dovere.
Per il Gabbiano J. Livigstone VOLARE non è un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo e per spostarsi come per gli altri gabbiani; il volo è perfezione, in tutte le sue sfumature, non è una capacità innata, ma un' abilità che va coltivata e compresa, fino a "spolpare" la il significato stesso di volare, ed estrarne il vero "dolce succo"...:
« Non importa se sono penne ed ossa, mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare su per aria, e cosa no. Ecco tutto. A me preme soltanto di sapere. »
Anche un gatto può, contro ogni legge della natura, insegnare a volare ad una gabbianella. E' l'epilogo di una bellissima, storia scritta daLuis Sepulveda,tra un uccello rimasto orfano e un giovane gatto, Zorba, quest' ultimo testimone, suo malgrado, della triste morte di una gabbiana, madre del piccolo pennutto, le promette di insegnare a VOLARE alla nascitura gabbianella.
“Promettimi che non mangerai l’uovo” stridette aprendo gli occhi (la gabbiana). “Prometto che non mi mangerò l’uovo” ripetè Zorba. “Promettimi che ne avrai cura finchè non sarà nato il piccolo” stridette sollevando il capo. “Prometto che avrò cura dell’uovo finchè non sarà nato il piccolo”.“E promettimi che gli insegneraia volare” stridette guardando fisso negli occhi il gatto . Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza.“Prometto che gli insegnerò a volare. E ora riposa,io vado in cerca di aiuto” miagolò Zorba balzando direttamente sul tetto.
Dopo tanti tentativi Zorba ricorrera' all'aiuto dell'uomo e, insieme, insegneranno alla piccola gabbianella a spiccare il VOLO.
Volo, non solo quello reale,ma quello dell'immaginazione dove " quale fosse la direzione del vento c'è sempre una morbida pista da atterrare" .....un giovane furetto innamorato del cielo decise di imparare a volare; dopo molti fallimenti ed innumerevoli cadute questo imparò a "farsi cullare dal vento" e, poco alla volta, imparò anche ad atterrare . Felice, l' impavido furetto insegnava tutto ciò che egli aveva imparato a chi, come lui, amava il cielo e l' idea di VOLARE. Un giorno, un aquila, lo vide, intento ad insegnare ad un altro furetto l' arte del volo, l' enorme rapace, superbo, lo sbeffeggiò :" ..non riuscirai mai a volare così in alto e velocemente come me!..." Le parole dell'aquila avvilirono profondamente i furetti ,che, amareggiati, chinarono il capo.. ma subito capirono che la reale essenza del volo non stava nell 'altitudine che si poteva raggiungere scuotendo le ali, nè nell' attitudine a farlo...ma nella loro fantasia e nelle loro passioni.. non era necessario possedere ali o piume..loro stavano condividendo un sogno che li faceva veleggiare in posti ove un' aquila non avrebbe mai potuto raggiungerli..
liberamente tratto da Atterraggio di fortuna di Richard Bach
L' idea di volare e di poter varcare i confini attraverso una diversa prospettiva assume anche un profilo più astratto nel pensiero e negli scritti dei grandi autori, italiani e non, durante tutto il XX secolo.
Nel testo dannunziano "Forse che sì forse che no" , il protagonista, pioniere dell' areonautica, Paolo Tarsis , sfrecciando a bordo della "rapidità che striscia" nella campagna mantovana immagina di veleggiare leggiadro nell' aria, come gli uccelli che lo sorvolano:
" E dal balenare delle rondini, sul fiso sguardo degli stagni, gli si compose l' immagine del suo volo. E immaginò di condurre non la rapidità che striscia ma quella che solleva; immaginò di ritrovarsi nella lunga fusoliera che formava il corpo del suo congegno dedàleo tra i due vasti trapezii costrutti di frassino di acciaio e di tela, dietro il ventaglio tremendo dei cilindri irti d' alette, di là dai quali girava una forza indicibile come l' aria: l' elica delle curvature divine".
Molti altri scritti del "Principe di Montenevoso" fanno riferimento al volo, sia leggendario sia contemporaneo; egli sarà inoltre concreto protagonista a del volo su Vienna a bordo di un biposto della squadriglia " Serenissima".
Anche Pascoli, nella letteratura primonovecentesca prestò attenzione al moltiplicarsi delle esperienze aviatorie umane, la nuova " moda " infatti non lo colse impreparato: egli dedicò un' ode allo sfortunato Jorge Chavez, ambizioso peruviano il quale, dopo aver sorvolato il valico del Sempione, morì a seguito di un rovinoso incidente nella fase di atterraggio con il suo monoplano monomotore Bléirot XI(progettato dall' omonimo ingegnere francese) . La struttura alare cedette a pochi metri di quota ed il giovane peruviano rimase schiacciato sotto la struttura dell' aereoveivolo dopo l'impatto frontale col terrreno; 4 giorni dopo il pernicioso incidente morì in ospedale.
Anche per pascoli questo non è l' unico scritto riguardante il volo, tutt' altro, molti altri seguiranno a questo, alcune poesie quale ad esempio L'Aquilone, ed alcuni scritti di narrativa che che direttamente o indirettamente ne fanno riferimento.